Dal graffitismo alla urban art

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Sul nostro sito nella sezione grafiche abbiamo raccolto esperienze diverse, alcune delle quali provenienti dal mondo della cosiddetta Street art.

Un bel mondo, ma fatto di infinite sfaccettature, in cui è facilissimo perdersi e confondere termini e terminologie: graffitismostreet art, tag, murales, urban art…Incuriositi, abbiamo provato a capirci un po’ di più contattando alcuni amici artisti che gentilmente ci hanno schiarito le idee.

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Il graffitismo nasce a New York negli anni 70; è quello degli interventi pittorici “abusivi”, fatti di nascosto, contro le leggi vigenti, magari di notte e all’insaputa di tutti.  Si tratta nella maggior parte dei casi di espressioni artistiche che vogliono solo auto-affermare il writer stesso, renderlo riconoscibile, e ciò attraverso la ripetizione sui muri, sui vagoni dei treni, sui palazzi, del proprio pseudonimo, ovvero la Tag.

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Tag su un muro di New York

Seppur anche loro illegali,  gli interventi pittorici della Street art, hanno intenti diversi.  Questo fenomeno nasce dal graffitismo ma si pone a cavallo tra il mondo sociale e quello dell’arte: utilizza la strada come vettore comunicativo, per trasmettere un messaggio a chi la guarda. Ogni artista che pratica l’arte di strada, infatti, è mosso da specifiche motivazioni: alcuni la usano come protesta, altri come forma di critica, come denuncia sociale o come semplice canale per comunicare il proprio punto di vista.

In tutti casi, ogni artista è consapevole del fatto che la strada offre un pubblico esponenzialmente molto più ampio rispetto a quello di una galleria.

Banksy, Londra
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OS Gemeos e Blu, Lisbona

Versione “legale” della Street art è la Urban Art. In questo caso sono le amministrazioni comunali o le gallerie d’arte a trovare un muro in campi più protetti, muri esplicitamente dedicati in aree centrali della città oppure muri siti in periferie degradate o di poco interesse. Spazi a disposizione degli artisti in cui dipingere legalmente ed esprimersi attraverso la pittura, in cui “lavorare” per migliorare dei contesti urbani specifici.

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Millo, Torino
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Agostino Iacurci, Roma
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Aérosol, Parigi
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MTO, Berlino

Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nel graffiti writing, sono riusciti a sconfinare nella tipografia, nel lettering, nel design, nell’abbigliamento, contaminando così gli stili e i campi di azione. Basti pensare ad artisti come Bansky, che da qualche anno non si ferma più all’intervento su un muro, ma occupa porzioni di città con installazioni o performances non autorizzate. O a case di moda come Louis Vitton che nel 2001 decise di reinventare il suo marchio e parte della collezione usando proprio lo stile “graffiti”.

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Performance di Banksy a New York
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Facciata del Palazzo Louis Vuitton, Parigi

Pensavamo di aver capito qualcosa in più, ma il nostro buon vecchio amico Millo (che ringraziamo in maniera speciale) ci lascia con qualche dubbio: “io non sono uno street artist!“.

Quindi la nostra ricerca in questo sconfinato mondo prosegue: se vorrete aiutarci con commenti o interventi ci farete felici…

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